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Alberto Oliverio

Per puro caso

 

aprile 2012 - ISBN 9788822015051
pp. 208 - f.to 13 x 21 cm

collana 

ScienzaLetteratura

argomenti 

Letteratura e narrativa

 

  •       

Abstract

Un libro visionario e stimolante che ci guida alla scoperta di un possibile futuro nell’inquietante terra di mezzo tra scienza e fantascienza.

L'opera

Un’accanita gara internazionale tra neuroscienziati e biologi molecolari ha come traguardo il potenziamento del cervello umano. Invano un celebre e vecchio filosofo, Sir Karl Doppler, mette in guardia gli scienziati contro i rischi del «migliorismo». Le sue parole non verranno ascoltate dal professor Hermann Furtwängler, capo di un’é­quipe americana vicina al potere dei militari, né dal suo rivale giapponese, il sempre sorridente professor Numa. La corsa verso il «supergene cog», capace di attivare una sensazionale crescita del tessuto cerebrale, non conosce esclusione di colpi. Fra gli entusiasmi dei mass media, il consenso interessato e colpevole di un papa coinvolto personalmente nella vicenda, si scatena la corsa ai supergeni. Ma non tutto andrà come previsto.

Alberto Oliverio

Professore di Psicobiologia, neuroscien­ziato attivo in Italia e all’estero, Alberto Oliverio è autore di numerose o­pere scientifiche e di divulgazione.

 

 

Dello stesso autore

Alfabeto della mente

 

 

Curatore

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Indice

1. Si fa conoscenza con uno scienziato pieno di rimorsi e con un altro pieno di furori - 2. Entra in scena un filosofo novantenne debole nel corpo e forte nella polemica - 3. Come nacque la controversia fra restauratori e miglioristi - 4. Un gruppo di topolini intelligenti fa parlare di sé e Sir Doppler boccia in logica Furtwängler - 5. Furtwängler rivela insospettate qualità di corridore - 6. Si apprende che non tutti gli uomini di scienza sono galantuomini - 7. Si discetta sul rapporto fra la personalità e le teorie dell’uomo di genio - 8. Il re di Svezia constata, perplesso, che se i ratti danno ragione a Furtwängler i criceti danno ragione a Numa - 9. Assistiamo alla nascita di un nuovo genere: la conferenza-spettacolo - 10. Ride bene chi ride ultimo, anche se è una scimmia - 11. Compare il personaggio di un gesuita moralista, sarcastico, dissidente - 12. Non si può sapere in cosa consiste la gioia dei pesci - 13. Uno scienziato del Sol Levante, immerso nei suoi pensieri, scambia un sole che tramonta per un sole che sorge - 14. Si dimostra che perfino un pontefice può essere più realista del re - 15. Un caso di emergenza induce padre Dorchester a trasgredire le regole della discrezione - 16. Il mondo si prepara alla nascita di una primadonna - 17. Gli Stati Uniti, partiti in svantaggio, recuperano e raddoppiano - 18. Disquisendo sul relativo si giunge alla conclusione che neanche la geografia è una scienza esatta - 19. Troviamo una bambina di un mese alle prese con un sonaglio, un panno verde e una scatola di cartone - 20. Una bambina di otto mesi si trova a suo agio in mezzo a un consesso di luminari a disagio - 21. Furtwängler escogita un colpo di scena che prelude alla sua uscita di scena - 22. Si svela un piccolo virus in incognito - 23. Un epilogo che non si sa se definire lieto o tragico - Postfazione

Leggi un brano

«Ora passiamo al vero test, Betsy» disse il ricercatore

con voce suadente, accarezzando la scimmia sulla testa. Il

cicalino trillò e sullo schermo apparve il labirinto con l’immagine

della banana vicino alla porta d’uscita e la freccetta

che lampeggiava vicino alla porta di partenza. L’animale

guardò lo schermo con attenzione, fissando intensamente

la banana, poi ruotò la testa in direzione dell’istruttore con

aria interrogativa. Axel prese a tamburellare con le dita sul

bracciolo della poltroncina, Furtwängler smise di guardare

e chinò la testa, socchiudendo entrambi gli occhi e borbottando

qualche parola incomprensibile. La scimmia

guardò nuovamente lo schermo, si voltò ancora verso

l’istruttore, poi afferrò il joystick e senza esitare pilotò rapidamente

la freccetta verso l’uscita, sino a toccare la banana;

infine allungò la mano con calma per afferrare le due

rondelle cadute nella mangiatoia automatica.

Furtwängler, che non aveva mai sollevato gli occhi

dal pavimento, al suono del gong guardò lo schermo:

quando vide lampeggiare l’immagine della banana in corrispondenza

dell’uscita del labirinto mentre la scimmia

masticava il premio, si voltò verso di noi, e con un filo di

voce e le mani che gli tremavano disse: «Non è possibile.

Ce l’ha fatta. Ce l’abbiamo fatta».

Osservammo la scimmietta ripetere il test e poi risolvere

un labirinto ancora più complesso quasi con nonchalance.

«Mai visto niente di simile, dottor Axel»

commentò il giovane assistente dall’interno della cabina.

«Se la cava bene quanto un ragazzino con un videogame:

peccato non avere a disposizione qualcosa di più complesso,

non eravamo preparati. Se vuole possiamo elaborare

rapidamente un programma più complicato, un

labirinto a due piani, per esempio».

«Un videogame?» commentò Furtwängler sbarrando

l’occhio sinistro, «ma certo, datele un dannato videogame,

ne avrete pure uno, qui a Echo Park. Non ditemi

che non c’è qualcuno che si diverte al computer con

qualche giochetto. Cercatelo, cercatelo subito. Subito!».

Un tecnico si precipitò verso i laboratori e tornò di lì

a poco con aria trionfante brandendo un cd. «Abbiamo

trovato Star Wars III dai centralinisti: non c’è altro,

temo».

«Proviamo, proviamo subito» esclamò Furtwängler

con voce tesa.

Il programma venne caricato, sullo schermo apparvero

delle rampe di missili su uno sfondo di crateri lunari:

il cielo era solcato da astronavi che sbucavano

all’orizzonte per poi dirigersi verso una base spaziale, nell’angolo

opposto dello schermo.

«È un programma che non presenta alcun elemento

identificabile» commentò con voce imbarazzata l’istruttore.

«Qui non ci sono banane e freccette, temo sia

troppo astratto, dottor Axel. Comunque lo mostro a

Betsy».

Fece partire il programma e, manipolando il joystick,

puntò un missile contro un’astronave e schiacciò il bottone

per colpirla: un rumore sordo e un lampo di luce segnarono

la disintegrazione dell’astronave. La scimmia

aveva osservato la scena con attenzione, contraendo le

palpebre e facendo oscillare la testa con piccoli movimenti

dall’alto verso il basso. Quando udì il boato e vide

il lampo che annunciavano la distruzione dell’astronave

si ritrasse impaurita. Cercò gli occhi dell’istruttore e si

protese per ricevere una carezza, emettendo un mugolio

lamentoso.

«Non aver paura, Betsy, è un gioco, gio-co» disse il

giovane porgendole una rondella di banana. Poi, con

calma e a bassa velocità, pilotò un altro missile verso

un’astronave, colpendola. Questa volta Betsy si voltò con

aria sorpresa, ma senza più dimostrare paura, tendendo

una mano per ricevere il cibo. Poi cominciò ad agitarsi e

a battere le mani mentre respirava sempre più rapidamente

per l’eccitazione. Afferrò il joystick e non appena

comparve sullo schermo un’astronave la colpì, schiacciando

il bottone che faceva partire il missile.

Furtwängler, Axel e io guardavamo la scena esterrefatti.

Una scimmia stava giocando alle guerre stellari e

riusciva a centrare dei bersagli in rapido movimento

senza che fosse mai stata allenata a farlo. Ma, cosa ancor

più sorprendente, Betsy non abbatteva i bersagli per ricevere

il suo piccolo premio, bensì per pura curiosità o

gioco. Astronave dopo astronave, scoprendo i denti in

un’espressione di concentrazione mista ad aggressività,

abbatteva i bersagli che, sempre più veloci e numerosi,

emergevano da un orizzonte infuocato. Quando mancava

un bersaglio, scuoteva la testa emettendo una specie di

rantolo rabbioso, ma quando lo centrava, ormai sempre

più di frequente, digrignava i denti a fondo, scossa da un

respiro affannoso.

Centrò l’ultimo bersaglio e lo schermo si animò di cascate

di fuochi d’artificio: poi si voltò verso il vetro come

se, per assurdo, supponesse in qualche modo che dall’altra

parte vi fosse un pubblico di spettatori. Guardò verso

di noi, scoprì i denti, rovesciò la testa all’indietro e attraverso

l’altoparlante udimmo chiaramente il rumore

pazzesco ma inequivocabile di una risata, una lunga, terribile

risata. Guardai il volto di Axel, pallido e contratto,

e poi quello di Furtwängler: il suo occhio destro era quasi

chiuso e quello sinistro fissava la scimmia, stupefatto e

incredulo. Mantenne a lungo quell’espressione immobile

ma poi, all’improvviso, il volto cereo si tinse di rosa e infine

divenne rosso, quasi congestionato: rovesciò all’indietro

il capo e scoppiò in una risata, un lungo suono

fragoroso e metallico.

Recensioni

Di seguito alcune tra le più interessanti recensioni al volume.

 

01 luglio 2012

06 giugno 2012

28 aprile 2012

28 aprile 2012

Questo volume è in

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