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Philibert Schogt

I numeri ribelli

 

traduzione di Andrea Migliori

maggio 2011 - ISBN 9788822015020
pp. 192 - f.to 13 x 21 cm

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Abstract

I numeri ribelli mostra il volto umano della scienza: luci e ombre, debolezze e passioni si fondono nel ritratto di un matematico e del suo mondo. Philibert Schogt esplora il labirinto dell’ispirazione, dove perdersi può condurre alla follia.

L'opera

Isaac Swift è un matematico. A trentacinque anni non ha ancora sfondato e teme di aver perso ogni possibilità di farcela. L’inutile ricerca di un risultato che lo renda famoso ha finito per mandare in rovina anche la sua vita sentimentale, e la sua esistenza scorre stancamente tra le lezioni e i pochi amici. Le cose cambiano improvvisamente quando Isaac pensa di aver trovato la soluzione a un celebre problema che da quasi due secoli attende una risposta: il problema dei numeri ribelli di Beauregard. Ma, nel momento in cui il successo tanto desiderato sembra finalmente a portata di mano, il suo sogno si trasforma in incubo: Leonard Vale, un ex-insegnante mentalmente instabile che frequenta i suoi corsi, lo accusa di avergli rubato la soluzione. Le ossessioni del suo persecutore porteranno Isaac a fare i conti con le proprie e ad abbracciare finalmente una nuova vita.

 

I lettori

Pensato per chi ama leggere e vuole capire di cosa parliamo quando parliamo di scienza del XXI secolo.

Philibert Schogt

Philibert Schogt è nato ad Amsterdam nel 1960 e ha vissuto negli Stati Uniti e in Canada. Ha studiato filosofia con indirizzo matematico all’Università di Amsterdam. Di Philbert Schogt sono stati pubblicati in Italia i romanzi La bottega del cioccolato (2003) e La moglie del filosofo (2008).

 

 

Curatore

Non sono disponibili informazioni su questo curatore.

Indice

Capitolo 1 - Capitolo 2 - Capitolo 3 - Capitolo 4 - Capitolo 5 - Capitolo 6 - Capitolo 7 - Capitolo 8 - Capitolo 9 - Capitolo 10 - Capitolo 11 - Capitolo 12

Leggi un brano

 

Cinque più tre uguale otto. È sempre stato così e lo

sarà sempre, ovviamente, ma non mi era mai sembrato

tanto elettrizzante come quel giovedì mattina. Mi ero appena

svegliato e stavo facendo i miei calcoli, una ginnastica

quotidiana che mi aiuta a spazzar via la nebbia

lasciata dai sogni. Due più cinque, dodici meno otto; a

volte mi permetto addirittura un diciassette per quarantuno.

Nulla di troppo faticoso, però: l’infortunio più

sciocco che può capitare a un atleta è uno stiramento

mentre si riscalda. Di solito devo andare avanti un bel

po’ prima di trovare il coraggio di alzarmi, ma quella volta

cinque più tre fu più che sufficiente. La vita era meravigliosa,

e quello sarebbe stato il gran giorno.

Dopo una rapida colazione sul balcone scesi in ascensore

nel seminterrato a prendere la bicicletta. La strada

per il campus è tutta in discesa, ma quel giorno me la

presi comoda. La mia recente scoperta mi aveva reso

estremamente cauto nel traffico, come un giovane padre

che sviluppa un nuovo senso di responsabilità. Inoltre la

giornata era già abbastanza calda e afosa, e non volevo

sudare troppo prima di un incontro importante.

Ormai gli esami erano terminati e il campus era quasi

deserto. I numerosi annaffiatoi sparsi per il prato centrale

sparavano getti d’acqua intermittenti sull’erba ingiallita.

Assicurai la bici all’ala est dell’Istituto di Matematica e

Informatica, ma come avrei dovuto immaginare le porte

erano sprangate e così fui costretto a fare il giro fino all’ingresso

principale.

Passai dallo studio a prendere una copia del mio articolo

e proseguii per il lungo corridoio. I miei colleghi

erano quasi tutti in vacanza, ma la porta di Larry Oberdorfer

era aperta. Stava lavorando al computer, sorridendo

fra sé come al solito.

«Ma guarda...», mi gridò. «Ti si vede sempre più

spesso, ultimamente!».

«Sono venuto a trovare Dimitri», risposi, tagliando

corto.

Ma guarda... In altre parole: cosa ci faceva in istituto

fuori dall’orario di lavoro un matematico mediocre come

me? Se solo avesse saputo!

Avvicinandomi allo studio di Dimitri non riuscii a

contenere l’agitazione. Dimitri Arkanov è il nostro

grande vecchio: è andato in pensione cinque anni fa e

da allora non è più pagato dall’università, ma è rimasto

come professore emerito; è sempre il primo ad arrivare

ogni mattina, la mente brillante e fulminea come non

mai.

Quando entrai nel suo studio era in piedi accanto alla

finestra, intento a contemplare il campus e assorto in

pensieri che con ogni probabilità trascendevano la mia

comprensione.

«Siediti, Isaac», disse senza voltarsi. «Siediti».

Sentii contrarsi i muscoli dello stomaco: sulla scrivania

c’era il mio articolo, insanguinato da commenti illeggibili

in inchiostro rosso. Mi dissi che non c’era nulla

di cui preoccuparsi: ero già rimasto seduto lì la settimana

prima mentre Dimitri camminava su e giù per la stanza

spulciando ogni passaggio della dimostrazione e cercando

di rivoltare il mio ragionamento come un calzino, in

cerca di un possibile errore. Quando finalmente versò

due generose dosi di cognac per festeggiare la nascita di

un nuovo teorema, il sole era già tramontato. Aveva insistito

perché gli mostrassi la versione finale dell’articolo

prima di spedirla a «Number»: non che sospettasse che

avessimo trascurato qualcosa, ma voleva essere certo che

avessi sviluppato la dimostrazione in maniera abbastanza

dettagliata da renderla comprensibile, se non al grande

pubblico, almeno al lettore medio di «Number». Eppure

non riuscivo ancora a credere alla mia buona stella. Per

quanto fosse altamente improbabile, non potevo escludere

che avesse finito per trovare un errore fatale. Quell’inchiostro

rosso mi impensieriva.

«Troppi annaffiatoi», borbottò. Si sedette dall’altra

parte della scrivania e posò la mano sul mio articolo

come se fosse la Bibbia. «Isaac», disse in tono solenne,

«rileggendolo ho provato lo stesso piacere della prima

volta. Forse addirittura maggiore, perché questa volta ho

avuto il tempo di apprezzare le implicazioni del tuo teorema

in tutta la loro portata. Le tue scoperte conducono

alle vette più alte della teoria dei numeri, proprio come

avevo sperato di fare io più di trent’anni fa quando mi

ero occupato di questo problema. Il panorama che ci offri

è mozzafiato».

Incassai il complimento con un lieve cenno del capo,

sebbene dentro di me fossi raggiante.

«Voglio mostrarti qualcosa». Dimitri strappò un foglio

da un blocco e scarabocchiò una serie spettacolare di

equazioni che stabilivano un rapporto fra concetti fino

ad allora del tutto scorrelati, spiegandomi in che modo

tutto ciò derivasse più o meno direttamente dal mio teorema.

In un attimo giunse in fondo alla pagina e ne

strappò un’altra.

Non mi era molto chiaro dove volesse arrivare; a essere

sinceri, non mi era chiaro per nulla (con la matematica,

o capisci o non capisci), ma ero troppo felice per

farci caso. Stentavo a crederci: solo dieci giorni prima mi

trovavo in uno stato così pietoso che Dimitri mi aveva

consigliato di prendermi un po’ di ferie, un consiglio a

fin di bene che aveva contribuito a demoralizzarmi ulteriormente.

Adesso eravamo sulla vetta, insieme. Avrei

potuto passare ore senza far altro che ascoltare il grande

Dimitri Arkanov che «condivideva» con me le sue riflessioni

– e probabilmente lo avrei anche fatto, se non

avessero bussato alla porta. Dimitri era troppo preso dalle

sue esplorazioni matematiche per accorgersene, e così mi

vidi costretto a interrompere quel monologo pieno di entusiasmo.

«Già», disse, fissando la porta con espressione contrariata.

Bussarono ancora. «Sì?».

Era Vale. Nonostante l’ondata di caldo, indossava il

suo solito completo di tweed. «Buongiorno, professor Arkanov

», salutò, profondendosi in un inchino. «Buongiorno,

professor Swift. Un vero colpo di fortuna,

incontrarla qui. Stavo cercando proprio lei».

Nel corso dell’ultima settimana mi ero completamente

dimenticato di lui. Non avrebbe potuto scegliere

momento peggiore per ricomparire, quasi avesse voluto

compensare quell’assenza insolita e paradisiaca dai miei

pensieri. Provai l’impulso irrefrenabile di ricacciarlo nel

corridoio.

Recensioni

Di seguito alcune tra le più interessanti recensioni al volume.

 

24 marzo 2012

28 luglio 2011

19 giugno 2011