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Évelyne Patlagean

Un Medioevo greco

Bisanzio tra IX e XV secolo

 

prefazione di Luciano Canfora

traduzione di Vito Carrassi

novembre 2009 - ISBN 9788822005700
pp. 480 - rilegato, con sovraccoperta - f.to 14,5 x 21,5 cm

collana 

Storia e Civiltà

argomenti 

Storia / Storia antica e medievale

 

 

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Un lungo Medioevo

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Abstract

Uno studio rigoroso e innovativo, un’acuta rilettura critica del fenomeno feudale che sottrae Bisanzio all’oblio imposto da una storiografia centrata sull’Occidente per ricollocarla a pieno titolo all’interno del Medioevo europeo.

L'opera

Un volume che getta nuova luce sul­la storia dell’Impero bizantino, trop­po a lungo ritenuto un inerte re­siduo della Romanità antica. Pren­­dendo in esame l’epoca che va dal IX al XV secolo, l’autrice delinea un’immagine di Bisanzio molto più vivace e complessa di quanto generalmente si creda; ne emerge il quadro di una compagine sociale e politica coinvolta in pieno dai coevi fe­no­meni che nel frattempo stanno ri­disegnando l’Eu­ropa latino-germanica. Concen­tran­do la sua attenzione sui legami familiari, sui vincoli di fedeltà e sull’organizzazione dei po­teri, la Pa­tla­gean mostra come sia del tutto lecito parlare di dinamiche feu­­dali anche tra i confini dello Sta­to bizantino, sgombrando così il cam­po dalla vi­sio­ne, mutuata dall’opera an­tesignana di Marc Bloch, di un Medioevo esclusivamente «figlio delle invasioni». An­che grazie al­l’ausilio di una ricchissima e variegata documentazione bi­blio­grafica, nonché di un corredo cartografico e genealogico di assoluto rilievo, ri­percorriamo nel dettaglio le tappe di una vicenda perennemente in bilico tra la conservazione di un passato prestigioso e le esigenze di un presente che impone nuovi assetti. Una memorabile lezione storiografica, uno studio essenziale per ridefinire e ampliare le categorie della storia medievale.

 

I lettori

Per tutti coloro, studiosi o semplici appassionati, che intendono ampliare il proprio bagaglio storico, approfondendo la conoscenza di un periodo quanto mai affascinante e controverso.

Évelyne Patlagean

Recentemente mancata, Évelyne Patlagean, docente all’Università Paris X-Nanterre, ha costituito un importante punto di riferimento nel campo della storia bizantina. Ha pubblicato numerosi saggi e articoli, tra i quali ricordiamo, tradotti in italiano, Povertà ed emarginazione a Bisanzio (1986) e Santità e potere a Bisanzio (1992).

 

 

Curatore

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Indice

Prefazione Ricollocare Bisanzio nella storia d’Europa di Luciano Canfora - Premessa - INTRODUZIONE - 1. La questione feudale e la definizione dell’Occidente - Il modello di Marc Bloch - Una feudalità o tante feudalità? - Dopo Marc Bloch: la questione feudale (continuazione) - L’estensione del campo storico: i nuovi territori della feudalità - Alcune forme mediterranee - Ai margini del modello: l’Europa centrale - Una feudalità a Bisanzio? - Il dibattito storico oggi - La revisione della struttura feudale - Un Medioevo greco? - 2. Bisanzio: Impero, spazi, territori - Il campo di una storia - I tre spazi di Bisanzio - Le tappe di una storia - Fonti della storia e storia delle fonti - RETI - 3. Le parentele - L’elaborazione del sistema - Norme e pratiche sociali - Le parentele strutturano la società - Parentela imperiale e trasmissione del potere - Imperatori e aristocrazia: modello antico e modello nuovo - Il X secolo: primi tentativi aristocratici - Un momento critico: la minorità dei figli di Romano II - La fine dei Basilidi e l’avvento dei Ducas-Comneno - I Ducas-Comneno giungono al potere - La parentela imperiale elevata a istanza politica - Alessio Comneno e Irene Ducas: la coppia fondatrice - L’aristocrazia al potere - 4. Le fedeltà - Legami tra uomo e uomo nell’Impero greco - Le parole per dirlo - Anthrôpoi: gli «uomini» e i loro «signori» - La «fede» e il «servizio» - Entrare in fedeltà - Il giuramento, atto pubblico - «Fede» e «servizio»: dichiarazione o giuramento - LO STATO IMPERIALE - 5. Crisi e fine del regime antico - Alle origini: l’Impero costantiniano - Una trasformazione radicale: «civili» e «militari» - Bisanzio guerriera - Modello politico antico, modello sociale nuovo - «Poveri» e «militari» di fronte ai «potenti» - Politica imperiale e fortune aristocratiche nel X secolo - La fine di un’epoca - 6. La rivoluzione aristocratica - La vulgata storiografica - X-XII secolo: una documentazione senza precedenti - Le armi e la terra - La politica delle donazioni - La potenza pubblica nella transizione dell’XI secolo - Alessio I Comneno: la mutazione del potere - Un’appropriazione dello Stato? - I successori di Alessio I Comneno - L’imperatore e l’apparato statale dopo Alessio I - La pronoia: concessione di terra in cambio di servizio armato - Forme di proprietà nel XII secolo - Il secolo dei Comneni e lo Stato imperiale - 7. L’Impero plurale - A. POTERI E TERRITORI - Il dopo 1204: Stati territoriali, modello imperiale - Documentazione e centri di potere - La ricostruzione delle legittimità - Le successioni - Una storia ormai divisa in due - Continuità dell’aristocrazia, 1204-1261 - La parentela imperiale e l’aristocrazia dopo il 1261 - L’impossibile ritorno all’unità dell’Impero - Michele VIII, Andronico II e la centralità perduta - Il XIV secolo: verso un’area geopolitica - fondata sul modello imperiale - Poteri e territori nell’Impero: tra istituzione e innovazione - Guerre territoriali per un obiettivo politico condiviso - B. DIRITTI PUBBLICI, DIRITTI SIGNORILI - Gli antecedenti - Continuità delle istituzioni - Le modalità del servizio armato - La pronoia tra XIII e XV secolo - Donazione in pronoia e donazione tout court - Una deriva signorile - Città privilegiate - Conclusione - L’attraversamento dello specchio - Funzioni sociali incontestabilmente simili - La struttura a tre termini - Nascita e affermazione di monarchie territoriali - L’altra metà di uno stesso continente - APPENDICI - Carte geografiche - Cronologia minima - Alberi genealogici - Glossario - Bibliografia - Indice dei nomi

Leggi un brano

Capitolo primo

La questione feudale e la definizione dell’Occidente

Sarei convinto di lasciare una lacuna nella mia opera se passassi sotto silenzio

un avvenimento verificatosi una volta nel mondo, e che forse non si

ripeterà più; se non parlassi cioè delle leggi che in un momento si videro

comparire in tutta Europa, senza alcun legame con quelle fino allora conosciute;

di quelle leggi che hanno causato vantaggi e mali infiniti; che

hanno lasciato dei diritti anche quando venne ceduto il dominio; che, concedendo

a parecchi individui differenti generi di signoria sulla medesima

cosa o sulle medesime persone, hanno diminuito il peso della signoria in

sé; che hanno fissato parecchi limiti ad imperi troppo estesi; che hanno

creato la norma con una certa tendenza all’anarchia, e l’anarchia con una

certa tendenza all’ordine e all’armonia.

 

Così il grande Montesquieu apre il primo capitolo (Delle leggi feudali)

del libro XXX de Lo spirito delle leggi, intitolato Teoria delle leggi

feudali presso i Franchi, nei loro rapporti con l’istituzione della monarchia.

Senza voler trascurare le letture su cui si fonda Montesquieu e le

sue personali idee politiche, vediamo qui tracciata, in maniera magistrale,

la linea di pensiero che conduce direttamente a Marc Bloch:

l’esclusività storica di un’area segnata dalla romanità e poi invasa dalle

tribù germaniche; la dialettica tra la frammentazione feudale e l’unità

monarchica. Alla vigilia della Seconda guerra mondiale, La società feudale

parte ancora dall’esplicito riconoscimento della singolarità privilegiata

di quest’Europa «figlia delle invasioni» e della supremazia promessa

a un Occidente caratterizzato da quella sequenza storica, sia

pure complessa, visto che Bloch ne individua un’evoluzione nel

tempo e uno sfumarsi in seno allo spazio in cui la colloca. Lo stesso

Karl Marx in realtà - oggi possiamo dirlo con più sicurezza - non

la pensava diversamente, al contrario di quanto il marxismo ortodosso

ha per tanto tempo professato. Sulla base delle letture attestate

dai suoi diari, egli reputa che il «modo di produzione feudale»

- da lui definito come un sistema generalizzato di dipendenze, ma

anche di solidarietà tra contadini o artigiani - abbia costituito una

peculiarità della storia occidentale allo stesso grado del primo avvento

del capitalismo, che lo distrusse per subentrargli.

Da questa impostazione è derivata un’aporia, avvertita anche da

Marc Bloch, fra la storia delle origini di un’Europa «figlia delle invasioni» -

o almeno la definizione storica di un’area particolare e,

a lungo termine, egemonica - e la costruzione di un modello da subito

investito di una validità generale, anche al di fuori del millennio

medievale, e a maggior ragione all’interno di quest’ultimo, che non

riusciamo a definire al di là dell’orizzonte di una scienza storica essa

stessa figlia dell’Europa occidentale e della sua storia politica e intellettuale.

In effetti, noi continuiamo a designare come Medioevo,

cioè «Età di Mezzo», un lasso di tempo che si situa tra la fine dell’Impero

romano costantiniano, ossia cristianizzato, e l’emergere

dello Stato moderno, carattere precipuo della stessa Europa: il

primo è ritenuto una forma politica in grado di esercitare un condizionamento

ben superiore alla sua reale sfera d’influenza; il secondo

resta il metro in base al quale valutiamo le nostre concezioni

in tema di diritto pubblico. Per l’intermezzo medievale così pensato,

la questione feudale è rimasta essenziale, dato che il concatenarsi

della storia si è fatto dialettico, per cui l’evoluzione feudale

viene intesa come l’anello che precede la modernità politica dello

Stato occidentale. Al contempo, il lavoro storico perseguito dall’Occidente

ha necessariamente, irresistibilmente, talvolta suo malgrado,

promosso al rango di strumenti per l’analisi delle società passate

sia il proprio modello feudale, sia il proprio modello statuale. È

evidente che l’aporia tocca troppo da vicino la coscienza che l’Occidente

ha di sé e della sua storia per essere superata. Quanto meno

oggi essa è messa in luce e dibattuta nei suoi due termini inseparabili

ma distinti: la struttura evolutiva del modello feudale e l’estensione

che si sarebbe in diritto di riconoscergli nello spazio medievale. A

ciò si aggiungono altri due scogli che si fronteggiano, la ricerca delle

origini europee e l’elaborazione di un Idealtipo di portata generale.

Chi lavora intorno alla storia di Bisanzio non può esimersi da

tale dibattito, giacché pure Bisanzio rientra in quell’intermezzo medievale

che poniamo tra l’Impero romano e una modernità che per

l’Impero greco ha significato la morte politica, sotto i colpi del suo

successore diretto, l’Impero ottomano. Tuttavia, la storia da noi

praticata è figlia della cultura occidentale, negli oggetti di studio, nei

metodi e perfino nella sua maniera di pensare le differenze; il modello

feudale costruito a partire dai dati forniti dall’Occidente centrale

è così entrato nel suo bagaglio teorico, al punto da essere già

stato adoperato, a torto o a ragione, per esaminare strutture sociali

ben più distanti di quanto non lo sia stata Bisanzio da un Occidente

definito come l’area della tarda romanità interessata dall’arrivo dei

popoli germanici. In compenso, le stesse persone che ancor oggi,

come ieri Marc Bloch, pensano che l’«Europa sia figlia delle invasioni»,

riescono molto più del maestro a discernere il radicamento

di questa medesima Europa in una tarda Antichità di cui ormai si

conoscono molto meglio i meccanismi, le istituzioni e la storia. Sebbene

Bisanzio abbia ignorato, tutto sommato, le invasioni germaniche,

così come quelle di Slavi e Turchi non hanno interessato

l’Occidente, con quest’ultimo essa condivide in pieno gli antecedenti.

Donde si possono trarre due conclusioni: riteniamo che le

due partes dell’Impero romano si distinguessero già a priori per

delle differenze strutturali, enfatizzando di conseguenza l’ascendenza

germanica del sistema feudale - per tacere di un passato gallico

che si presterebbe molto bene a siffatte ipotesi; oppure, senza

affrettare i giudizi, poniamo la questione feudale anche a proposito

di Bisanzio. In tal caso risulterà necessario trattare l’argomento in

termini appropriati, ossia sufficientemente aperti e comunque adattati

a un’area storica che, per quanto immensa, è nondimeno definibile

come il duplice sviluppo dell’Impero costantiniano, uno a

Ovest e l’altro a Est, ciascuno con le proprie periferie barbariche.

È infatti la forma costantiniana dell’Impero romano a inaugurare il

continente medievale. Essa si distingue per un mutamento decisivo,

che ha collocato la Chiesa accanto al potere imperiale, e per la durevole

armatura che quest’ultimo ottiene dalla riforma fiscale introdotta

negli ultimi anni del III secolo.

Recensioni

Di seguito alcune tra le più interessanti recensioni al volume.

 

02 gennaio 2009

05 dicembre 2009