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Introduzione
Da quando l’umanità ha acquisito consapevolezza di sé, ogni cultura ha cercato una spiegazione alla varietà delle forme di vita sulla Terra, trovando un’infinita serie di stravaganti giustificazioni al mondo naturale. Babilonesi, bizantini, sumeri, perfino samoani, hanno creato ingegnosi miti, tutti riconducibili a un presupposto comune: animali e piante sono stati creati da esseri sovrannaturali – dèi – per uno scopo divino. I babilonesi ritenevano che l’umanità stessa fosse stata creata unicamente come razza di schiavi al servizio della divinità suprema, Marduk. Il mondo antico fu pesantemente influenzato da questi miti sulla creazione e in molti hanno vissuto, e sono morti, in funzione di essi.
Tuttavia 2.500 anni fa, in Grecia, prese vita una nuova corrente di pensiero che non prevedeva una spiegazione divina bensì naturale. Ciò funzionava per la fisica, la chimica e le altre scienze, ma tale approccio si adattò perfettamente al mondo degli esseri viventi. Nel 1859 la svolta decisiva venne con la pubblicazione del volume di Darwin L’origine delle specie, che modificò alla base la concezione del mondo occidentale dell’origine e della natura delle specie.
Le idee di Darwin erano semplici, efficaci, al punto che l’evoluzione è oggi il fondamento delle scienze della vita. Tuttavia, dopo quasi 150 anni, la teoria dell’evoluzione è ancora spesso e volentieri fraintesa dal grande pubblico, soprattutto negli Stati Uniti, dove è nata una serie di miti. L’evoluzione riveste un ruolo centrale in biologia e la biologia è la miglior spiegazione a tutti i sistemi viventi; accettate queste premesse, l’evoluzione stessa diventa una guida nelle decisioni da prendere sulle questioni più spinose, come la protezione delle specie in via d’estinzione, la ricerca sulle cellule staminali e l’ingegneria genetica. L’evoluzione interessa chiunque, attraverso la biologia, e per questo è fondamentale interpretarla nel modo corretto.
Molti, però, non sono in grado di capirne l’importanza perché influenzati dai numerosi miti moderni che traggono forza da un’ignoranza diffusa. Alcune di queste errate credenze trovano terreno fertile nelle scuole, dove spesso la teoria dell’evoluzione non viene insegnata nel modo corretto, senza nulla togliere al lodevole impegno di numerosi validi docenti. La confusione che si è venuta a creare su questo argomento è stata senza dubbio aumentata dall’intervento dei mass media, con le imprecise descrizioni a volte presentate nei film di fantascienza e la scarsa programmazione di carattere scientifico sui canali commerciali. In America, il compito di sradicare questi miti è reso ancora più arduo da altri fattori, molto più preoccupanti, come la ferma convinzione dell’attendibilità scientifica di testi religiosi e tradizioni, benché risalgano a periodi precedenti l’avvento della scienza.
La combinazione di questi elementi porta inevitabilmente a una visione distorta dell’evoluzione. Da alcuni studi è emerso che solamente metà della popolazione americana è consapevole del fatto che uomini e dinosauri non hanno in realtà mai convissuto e la stessa percentuale rifiuta l’idea che l’uomo discenda da più antiche specie animali.
In questo libro presentiamo una classifica dei dieci miti più famosi sull’evoluzione e dimostriamo i motivi della loro infondatezza. Nel 2001, il biologo novantasettenne Ernst Mayr pubblicò una splendida presentazione dell’evoluzione, intitolata What Evolution Is. In un certo senso, questo libro spiega l’esatto opposto: cosa l’evoluzione NON è. Ogni capitolo distrugge un mito, attraverso l’esposizione degli errori che vi si celano, e fornisce esempi che possono aiutare i lettori a respingere queste leggende, qualora vi entrino in contatto.
Nel primo mito, «La sopravvivenza del più adatto», viene dimostrato che la comune visione della natura come un crudele mondo governato dalla competizione ha in realtà distorto la corretta interpretazione del concetto di fitness in relazione all’evoluzione.
Nel secondo mito, «È solo una teoria», vengono analizzate la nozione di teoria scientifica e la relativa capacità di spiegare i dati derivanti dall’osservazione, per giungere al chiarimento dell’errore che si commette considerando l’evoluzione «solo una teoria». In questo capitolo è anche spiegato, in parole semplici, come funziona l’evoluzione.
Nel terzo mito, «La scala del progresso», viene esplorato il mito che vede l’uomo come l’obiettivo finale dell’evoluzione e che individua un naturale e inevitabile sviluppo dalle forme di vita più semplici verso l’essere umano.
Nel quarto mito, «L’anello mancante», si mostra come l’idea di un singolo anello mancante tra le specie distorce la corretta visione del naturale e progressivo sviluppo legato all’evoluzione.
Nel quinto mito, «L’evoluzione è casuale», viene chiarito il significato di casualità e si mostra come l’evoluzione non sia casuale e come l’idea di un progetto prestabilito sia solamente un’impressione.
Nel sesto mito, «Deriviamo dalle scimmie», vengono chiarite le relazioni tra uomini e primati (i nostri parenti viventi «nonumani» più prossimi), attraverso il chiarimento di come la specie umana si sia evoluta fino alla forma attuale.
Nel settimo mito, «Il perfetto equilibrio della natura», vengono analizzate le incomprensioni legate all’equilibrio ecologico e il ruolo (se esiste) che l’evoluzione riveste nel mantenimento di tale equilibrio.
L’ottavo mito, «Creazionismo contro evoluzione», mostra i difetti dell’argomentazione creazionista a sostegno di una terra giovane e la debolezza della relativa contestazione alle prove scientifiche pro evoluzione.
Nel nono mito, «Il “disegno intelligente” è scienza», si analizzano le motivazioni per cui il disegno intelligente (una corrente nata dal creazionismo) non può essere considerato scienza e i fattori
politici alla base del movimento.
Nel decimo mito, «L’evoluzione è immorale», vengono esaminate le implicazioni morali dell’evoluzione e le probabili origini evolutive di alcuni comuni sentimenti umani; viene inoltre mostrato in che modo le parole di Darwin sono state distorte per sostenere l’idea che might makes right, il più forte ha ragione.