L'opera
Fare architettura è sempre un atto storico-critico, che coinvolge e pone in discussione ciò che l'architetto ha appreso a immaginare e rilevare attraverso il suo rapporto con la vita e le cose: la forza e il valore del suo contratto con l'arte dipendono sempre dalla "qualità" della sua consapevolezza storica. Lungo queste linee si muove tutta l'opera di Venturi, ed in particolare questo volume che, apparso a cura del Museum of Modern Art di New York nel 1966 e subito tradotto in numerosi Paesi, esplora, accettandole, le contraddizioni e la complessità dell'esperienza urbana a tutti i livelli, e restituisce all'architettura la sua dimensione più completa. Opera violentemente polemica e geniale, da Vincent Scully definita "il più importante scritto sul fare architettura dopo Vers une architecture di Le Corbusier", questo libro delinea un'estetica di grande rilievo per gli architetti e gli urbanisti, e si pone come insostituibile punto di riferimento nel dibattito architettonico e artistico contemporaneo.