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Prefazione all'edizione italiana
Proporre in poche centinaia di pagine una storia del libro il cui progetto coincide in parte con quello, ben più vasto, di una Storia dello scritto, potrebbe certo sembrare una sfida temeraria. Prima di affrontarla, ci sia consentito avanzare qui qualche chiave di lettura per facilitare tanto l'orientamento quanto la prospettiva storica, se non addirittura per esaminare alcune delle problematiche odierne. 1. Problemi di natura storiografica Il libro è un oggetto ibrido, un oggetto a lungo considerato dagli storici solo come una fonte d'informazione fra le tante, suscettibile, a questo titolo, di un'analisi attinente alla critica delle fonti. Per esempio, la Dîme royale di Vauban, vale a dire il primo abbozzo di contabilità nazionale francese, sino a non molto tempo fa è stata considerata più o meno solo come una testimonianza della «crisi della coscienza europea» e delle gravi difficoltà che tormentavano la Francia alla fine del regno di Luigi XIV. Un approccio del tutto diverso è quello avviato soprattutto nella tradizione storiografica tedesca, a partire dalla sociologia della letteratura. Lo studio del testo e della sua diffusione sfociano dunque nell'elaborazione di tipologie socio-culturali e nella storia della ricezione e della lettura. E altre strade ancora sono state tentate, guardando al mondo del libro da un punto di vista prettamente economico o riferendolo a categorie di ordine politico. La storia del libro è così «una storia fra le storie». Ma il libro è inoltre un oggetto estremamente simbolico da un punto di vista politico, se non addirittura etico, e la sua storia è stata perciò a lungo trattata secondo schemi e interpretazioni di tipo impegnato. Sul piano politico, le collettività si identificano con un patrimonio intellettuale e artistico conservato in gran parte sotto forma di libri. Pensiamo alla questione del «canone» e dei «classici», o anche alla dimensione simbolica che è quella delle Biblioteche nazionali. Sul piano etico, i libri sono in qualche modo un deposito del patrimonio dell'umanità: basti pensare ai giudizi di valore che oppongono sempre, malgrado le recenti evoluzioni, la cultura del libro a quella della televisione. Quando lo storico affronta il mondo del libro, il minimo che si possa dunque dire è che egli procede su un terreno minato. Numerose evidenze si offrono alla ricerca per poi trasformarsi poco a poco in configurazioni assai più complesse, in effetti prospettici o in un gioco di specchi nel quale, come in un labirinto rinascimentale, abbiamo sempre l'impressione di perderci. D'altro canto anche lo storico, come altri specialisti (e in particolare gli artisti), è un mediatore della memoria collettiva: la società non vive in una dimensione di pura istantaneità. Perciò è necessario provare a formulare delle letture del passato che le consentano di elaborare se stessa nel presente, e insieme di delineare un avvenire possibile. 2. Storia del libro e storia dei mezzi di comunicazione Oggi la storia del libro è un argomento alla moda e ciò contribuisce in qualche modo a far sembrare il suo ambito incerto e confuso. Una simile popolarità è qualcosa di più di una semplice tendenza passeggera e dipende forse dal fatto che la storia del libro sembra porsi come un elemento di una storia più generale dei mezzi di comunicazione, intendendo con questo termine i sistemi sociali della comunicazione cosciente, pubblica e condotta attraverso l'uso del linguaggio articolato. L'incertezza semantica connessa al termine «libro» rinvia alla crescente complessità dei fenomeni. Se, in definitiva, la storia del libro tratta dei mezzi di comunicazione che impiegano la scrittura manoscritta o stampata e che si presentano in una forma relativamente maneggevole, la diversità degli oggetti sembra pressoché infinita sia nei supporti che nelle forme e, a maggior ragione, nelle pratiche di utilizzo e di appropriazione che tali oggetti rendono o meno possibili. Il volumen ma soprattutto il codex, che l'Occidente usa da millecinquecento anni, sono solamente due forme fra le molte possibili, anche se probabilmente restano le più importanti – senza nulla togliere, con ciò, alle forme nuove che sono o saranno quelle del libro elettronico. L'importanza attribuita, agli albori del III millennio, ai problemi della «comunicazione» e dei mass media sembra quasi avere l'effetto di mascherarne l'effettiva importanza. Sappiamo che la specificità umana è caratterizzata innanzitutto dal sistema del linguaggio articolato, il cui apprendimento e il cui utilizzo sembra procedere di pari passo con lo stesso processo di elaborazione del pensiero. Non è questa la sede per discutere della specificità della scrittura rispetto alla parola. Limitiamoci a far notare come, su tutti i piani, la nascita di una società organizzata si fondi anche su un sistema di comunicazione sociale, un sistema, cioè, di mezzi di comunicazione le cui funzioni vanno ben al di là della semplice comunicazione di un presunto contenuto a priori. Per limitarci all'ambito della scrittura e del libro, si tratta non solo di conservare e di comunicare i messaggi e i saperi (condizione necessaria della loro accumulazione e, a lungo termine, del progresso), ma anche di strutturare delle gerarchie di ordine politico- culturale e poi di riattualizzarle, attraverso metodi di rappresentazione, ovvero logiche di distinzione, di cui si è potuto mostrare lo stretto legame con la costruzione del sistema della «politica barocca» e dell'assolutismo. Parte della storia dei media, la storia del libro ne è, ancora oggi, quella principale […].