Leggi un brano
Prefazione di Tullio De Mauro
[…] Tali riflessioni sono il filo rosso del lavoro di Daniele Gouthier e Elena Ioli che, destinato a prospettare negli ultimi capitoli le ragioni e i modi di una buona comunicazione dei contenuti scientifici, si svolge esso stesso in modo simpaticamente e, insieme, assai meditatamente e rigorosamente divulgativo. La strada che i due autori hanno scelto non è quella di una esposizione sistematica di problemi e prospettive, ciò che avrebbe richiesto una presa in carico e una critica delle elaborazioni della linguistica teorica e della filosofia del linguaggio, ma quella, sulla cui bontà da vario tempo insiste Carlo Bernardini, di presentare le persone verso cui le scienze d'oggi sono in debito nell'atto stesso, se atto può dirsi, di fronteggiare in concreto il loro problema di costruire un segmento importante di un linguaggio puntualmente adeguato a nuovi contenuti e acquisizioni di scienza pur stando immersi e «sospesi» (come fu detto) entro una particolare lingua comune. Così chi legge è portato per mano a visitare anzitutto il laboratorio di Antoine Lavoisier, dove si costruiscono, attraverso sperimentazioni e misurazioni adeguate, i simboli e la grammatica della nuova scienza della materia, la chimica. E di qui comincia un percorso che porta lettrici e lettori a incontrare matematici, biologi, fisici impegnati in problemi analoghi di costruzione di simboli e della ricerca non facile della migliore comunicabilità delle loro acquisizioni. Il percorso, come ho accennato, sbocca infine nel delineare le possibilità e i modi del comunicare efficacemente a un pubblico profano i contenuti scientifici anche più complessi. Forse vale la pena aggiungere ancora una volta che il progredire stesso delle conoscenze e dei metodi rischia di rendere profani a un campo scientifico anche specialisti di settori relativamente vicini. Per citare ad esempio il caso di un campo poco presente nel libro, e probabilmente a ragione, vi sono linguisti non più in grado di capire che cosa è e come si convalida un'etimologia e altri per i quali la descrizione di un fenomeno in termini generativi è chiusa con sette sigilli. Situazioni del genere sono un danno secco per lo sviluppo della ricerca. Nel 1939 in un libro mai abbastanza apprezzato, il Kleines Lehrbuch des Positivismus, Richard von Mises ricordava che le maggiori innovazioni scientifiche avvengono all'intersezione o, diciamo meglio, scorgendo e provocando l'intersezione di campi di ricerca diversi. E molto opportunamente, presentando il caso di Andrew Wiles e dell'ultimo teorema di Fermat, i due autori affermano: «Lo scienziato deve avere un'ampia visione laterale per cogliere elementi che possono contribuire a costruire e rafforzare la sua teoria anche a partire da contesti scientifici esotici, talvolta persino esterni alla scienza». La comunicazione comprensibile delle acquisizioni di un settore scientifico non è solo un atto per dir così filantropico verso un pubblico generico e non ha solo la funzione epistemologica di verifica che Leibniz le attribuiva, ma può essere incentivo prezioso di nuove ricerche e nuove acquisizioni per gli stessi specialisti di settori vicini. Inutile dire quanto il lavoro di Ioli e Gouthier è utile nella nostra tradizione culturale italiana, in cui le scienze e le ricerche specialistiche non godono di ampia circolazione. Di ciò soffrono esse e più ancora ne soffre l'intera cultura nazionale, come Gramsci sottolineava in osservazioni ancora purtroppo attuali e come con Carlo Bernardini abbiamo cercato di mettere in chiaro ancora di recente. Il libro certamente contribuirà a rischiarare non poco il cammino di quanti lavorano alla comunicazione delle acquisizioni scientifiche avanzate.